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Dito a martello mano: una deformità caratteristica dell’artrite reumatoide

Dito a martello mano: una deformità caratteristica dell’artrite reumatoide

Il dito a martello mano è una deformità della mano causata dalla presenza di artrite reumatoide. Altre deformità osservabili sono quella a collo di cigno e quella ad asola. Queste deformità sono la conseguenza di alterazioni sinoviali produttive, cui conseguono deviazioni articolari in flessione, iperestensione e deviazione laterale, le cui alterazioni a un livello condizionano la comparsa di un atteggiamento posturale inverso nell’articolazione adiacente.


I trattamenti del dito a martello mano agli stadi iniziali ed avanzati

Nella deformità del dito a martello la sinovite dell’interfalangea distale produce una distensione o una rottura dell’apparato estensore. Questo diviene responsabile di una perdita di estensione attiva con conseguente deformità in flessione.

STADIO INIZIALE DEL DITO A MARTELLO

Negli stadi iniziali, il trattamento consiste nell’applicazione di una ortesi in estensione, comunemente conosciuto come tutore. L’immobilizzazione articolare in estensione diminuisce la sinovite e protegge l’apparato tendineo nei confronti della rottura.

STADIO DI DEFORMITA’ ACCENTUATA

Se la deformità è accentuata, la semplice applicazione di ortesi non dà esito a soddisfacenti risultati. Se la deformità è correggibile passivamente è indicata una riparazione tendinea, anche se richiede un lungo periodo di immobilizzazione seguito da un lento recupero di estensione per impedire la ricomparsa della deformità. La letteratura riporta come non frequente la possibilità di rottura del tendine riparato.

IL TRATTAMENTO CHIRURGICO DEL DITO A MARTELLO MANO

Se invece, lo stadio di questa patologia della mano causa una grave deformità, il trattamento di scelta è l’artrodesi dell’interfalangea distale.
Il trattamento chirurgico si concretizza in un’incisione ad H. Dopo asportazione degli osteofiti e sinoviectomia articolare, si effettua una resezione parziale dei condili di P2 e della base di P3. Se l’articolazione è stabile e i legamenti collaterali sono intatti, l’applicazione di un solo filo di Kirshner infisso appena al di sotto della lamina ungueale può essere sufficiente a ottenere l’immobilizzazione. In presenza invece di instabilità articolare è necessaria l’applicazione di un secondo KW. Per quanto riguarda l’atteggiamento dell’artrodesi è in estensione completa per il 2° e 3° dito, in modesta flessione per il 4° e 5° dito

Il successo del trattamento dipende da un’accurata valutazione preoperatoria che consideri lo stadio evolutivo e il timing del trattamento chirurgico. Il trattamento chirurgicoriduce il dolore e migliora la funzionalità della mano, ma con aspettative talvolta limitate per quanto riguarda i risultati a lungo termine.

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